RICCARDO MENEGHINI
Visione
Lavoro con il corpo come luogo d’ascolto e di relazione, dove il gesto diventa linguaggio, poesia e presenza.
La mia ricerca unisce movimento, consapevolezza e tocco: strumenti per connettersi, trasformare e ritrovare autenticità. Il mio lavoro nasce dall’incontro tra ricerca fisica e immaginazione, dove il movimento diventa una forma di narrazione interiore. Attraverso gesti che emergono da impulsi, memorie ed emozioni, il corpo si trasforma in uno spazio vivo, capace di dialogare con sé stesso e con l’altro.
La tecnica per me è un fondamento essenziale: un alfabeto corporeo che sviluppa consapevolezza anatomica, fisiologica e percettiva. È una guida che aiuta a trovare connessioni profonde tra respiro, peso, struttura e intenzione, senza imprigionare il movimento. Anzi, è proprio grazie alla tecnica che nasce una forma di libertà più ampia: una danza che supera la forma, che respira, che si lascia sorprendere.
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INSEGNAMENTO
La classe di danza contemporanea lavora sul corpo come strumento capace di rendere visibili spazio, tempo, forma e qualità del movimento. Attraverso pratiche guidate e composizione istantanea, esploriamo la possibilità che il movimento nasca da qualsiasi punto del corpo (e anche dallo spazio), superando un’idea di “centro” fisso e liberando la presenza scenica dall’ego.
Il lavoro integra decentralizzazione, grain (direzioni e texture del gesto), gravità e verticalità (peso, rilascio, sospensione) e un uso attivo di immaginazione e percezione sensoriale. La classe alterna momenti di ricerca percettiva, esercizi tecnici e sequenze, con attenzione a dinamiche, transizioni e qualità energetiche (tensione, rilassamento, release).
L’obiettivo è sviluppare un corpo preciso, fluido e disponibile, capace di scolpire lo spazio, modulare il tempo, costruire forme e dare “sapore” al movimento — trasformando la tecnica in un linguaggio personale.
La classe che si basa sui principi della Release Technique e si concentra sull’uso del peso, della fluidità e dell’allineamento del corpo nello spazio. Il lavoro attraversa improvvisazione guidata, esplorazione anatomica e esercizi strutturati, favorendo un movimento efficiente, sensibile e organico.
Attraverso indicazioni somatiche e sensoriali, si affina l’ascolto percettivo e si ampliano le possibilità di movimento, trasformando schemi già appresi. Le pratiche possono essere svolte individualmente o in relazione, con o senza contatto fisico. Le qualità del movimento sono influenzate dalla mia esperienza nelle arti marziali, nel lavoro somatico e studi si Scienze Motorie (ISEF Verona) con formazione approfondita in anatomia, fisiologia e biomeccanica.
La classe sviluppa fluidità, precisione e sospensione, una relazione integrata con il pavimento e la capacità di utilizzare l’energia in modo economico. Il percorso conduce verso una maggiore autonomia, consapevolezza corporea e libertà espressiva, permettendo agli studenti di applicare gli strumenti acquisiti nella propria danza
Le mie lezioni di Contact Improvisation nascono da un percorso iniziato alla fine degli anni ’90 e sviluppato attraverso l’incontro con insegnanti e figure fondamentali della prima generazione della Contact. Da questa trasmissione ho ricevuto non solo una tecnica, ma soprattutto un’attitudine: la Contact come territorio di ricerca in cui gravità, peso, momentum, attrito e riflessi diventano materiali creativi, dentro una pratica fondata su ascolto, reciprocità ed equità.
Al centro del mio insegnamento c’è l’idea di responsabilità condivisa: prendersi cura dei propri limiti insieme alla cura dell’altro, costruendo un ambiente di lavoro sicuro, consapevole e non gerarchico.
La mia pedagogia integra anche una formazione multidisciplinare (scienze motorie, sport, anatomia e biomeccanica, studi di shiatsu), unita a oltre vent’anni di esperienza professionale come danzatore e docente in compagnie, scuole, istituzioni e festival internazionali.
Per me la Contact Improvisation è il punto d’incontro tra danza, sport, anatomia, ascolto e composizione istantanea: una pratica che continuo a coltivare e trasmettere mantenendo vivo lo spirito originario di ricerca, cura reciproca ed esplorazione condivisa.
I miei laboratori creativi sono spazi di ricerca e trasmissione in cui composizione, improvvisazione e fondamentali della danza contemporanea si intrecciano in un processo organico. Il lavoro affonda le radici nei principi di Alwin Nikolais e Carolyn Carlson, intesi non come stile ma come campo di possibilità, e dialoga con la mia lunga esperienza nella Contact Improvisation, che informa profondamente l’approccio al corpo, al peso e alla relazione.
Attraverso pratiche guidate, esercizi percettivi e composizione istantanea, i partecipanti sono invitati a sviluppare un corpo decentralizzato, disponibile e sensibile, capace di generare movimento a partire da impulsi interni, immagini e relazioni con lo spazio e con gli altri. L’improvvisazione diventa uno strumento di ascolto, scelta e adattamento, mentre la composizione offre strutture leggere per trasformare l’intuizione in forma leggibile.
Il laboratorio integra lavoro su peso, gravità, grain, sospensione, dinamica e qualità del gesto, con un’attenzione costante alla percezione sensoriale, alla presenza e alla relazione. La tecnica è intesa come un trampolino: una base solida da cui espandere il vocabolario personale e aprire nuove possibilità nella propria danza.
Il percorso è sostenuto da una pedagogia che unisce chiarezza, rigore e libertà espressiva, creando un ambiente di lavoro sicuro e condiviso. I laboratori sono aperti a danzatori e performer interessati a esplorare la danza come atto poetico, processo compositivo e pratica viva di relazione, mantenendo lo spirito originario della ricerca, della cura reciproca e dell’immaginazione in movimento.
Nelle mie creazioni mi lascio guidare dalla natura, dai temi che emergono nel processo, dalle immagini e dallo spazio cinetico che si rivela nel lavoro, insieme alle relazioni visive ed emotive tra i corpi. Cerco di svelare connessioni invisibili tra storie e mondi interiori, affinché la danza diventi una narrazione sottile — una poesia in movimento — senza mai assumere un carattere troppo letterale.
Voglio lasciare allo spettatore lo spazio per portare il proprio vissuto e trovare un personale “sentire”.
Nel mio insegnamento coltivo la stessa attenzione alla presenza e all’ascolto, unendo chiarezza, disciplina e libertà espressiva. Accompagno ogni studente verso la propria autenticità, invitandolo a riconoscere il corpo come luogo di ricerca, verità e dialogo.
Il mio lavoro nasce da un corpo curioso e da un’energia fisica viva.
La formazione eterogenea — dalla danza classica alla composizione istantanea — mi ha permesso fin da giovane di assorbire linguaggi diversi del movimento e trasformarli in un vocabolario personale.
Amo l’esplorazione, l’improvvisazione, il contatto e lo studio della tecnica, che considero un trampolino: una base solida da cui altri strumenti possono espandersi e trasformare l’intuizione in forma, la sensazione in gesto.
Da questo terreno nascono le strutture e le frasi coreografiche che creo, pensate per dialogare con il pubblico, evocare immagini e trasmettere un messaggio.
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